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Dagli appennini alla Bahia: osservazioni, racconti, apprendimenti, contaminazioni…

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Piccole esperienze di una “chiesa democratica”

8 dicembre 2009 di domma

Da queste parti a dicembre si chiude l’anno pastorale e ci si prepara a vivere il Natale in un clima “ferragostano”. Ci sono tante luci di Natale appese qua e là, ma manca il clima al quale noi europei siamo abituati.

Ma la fine dell’anno pastorale è anche tempo di verifica. La Chiesa brasiliana, molto più attenta ad un metodo di lavoro partecipativo della Chiesa italiana, è sempre abituata a momenti di verifica del lavoro e del cammino svolto. Spesso, anche alla fine di una riunione, chi coordina chiede ai partecipanti le impressioni sulla riunione stessa, per verificare l’andamento e l’efficacia dell’incontro appena tenutosi. Si tratta di una scelta di metodo.

Assemblea Diocesana

Per un anno intero tutte le 700 comunità di base della diocesi si sono incontrate per una valutazione complessiva del cammino della chiesa di Ruy Barbosa attorno a 6 assi portanti dell’azione pastorale delle comunità: liturgia, battesimo, dízimo (contribuzione volontaria per sostegno delle attività delle comunità), testimonianza, evangelizzazione, formazione-catechesi. Questo lungo e capillare lavoro ha prodotto un documento di sintesi che è stato analizzato in un incontro diocesano (14-16 agosto) con un teologo (Manoel Godoy) al fine di individuare gli elementi essenziali.

Nei giorni 13-15 novembre questo lungo processo di valutazione è confluito nell’Assemblea Diocesana. Questa è composta da 2 o 3 rappresentanti di ogni parrocchia, le religiose e i preti con il vescovo. Per 3 giorni tutte queste persono si sono incontrate con grande pazienza e passione per discutere gli orientamenti della diocesi per i prossimi 4 anni e le azioni concrete da promuovere il prossimo anno.

La cosa stupefacente è il metodo democratico che viene seguito. Ognuno per alzata di mano esprime il proprio voto per ogni argomento affrontato e decisione che viene presa. Tutto è messo ai voti. E il voto del vescovo vale come quello di chiunque altro. È successo che proposte del vescovo non siano passate e si è seguito l’opinione della maggioranza. Questo metodo che potrà a qualcuno apparire estraneo alla fisionomia della Chiesa in realtà obbedisce al principio che riconosce la presenza dello Spirito Santo nel popolo di Dio; e che quindi ciascuno può essere da lui ispirato per il bene di tutti. E così, in modo democratico, sono state elaborate le direttrici pastorali per i prossimi anni. Chi volesse leggere, in portoghese, le direttrici per i prossimi 4 anni le può trovare qui, per le azioni concrete per il prossimo anno vedere qui.

Uno scorcio dei partecipanti.

Molto tempo di lavoro nei gruppi per dare modo a tutti di esprimersi.

Nei gruppi è anche possibile crescere nella conoscenza reciproca e rafforzare i legami.

Momento celebrativo finale. Notare l'allestimento sempre deliziosamente kitch.

Assemblea parrocchiale

Con lo stesso stile anche a livello parrocchiale abbiamo vissuto l’assemblea di valutazione e progettazione pastorale per il prossimo anno. Abbiamo approfittato delle missioni popolari che abbiamo vissuto qui in parrocchia in luglio per elaborare una valutazione della camminata delle 86 comunità della parrocchia. Abbiamo poi elaborato una sintesi di quello che era emerso e abbiamo lavorato su questa sintesi nelle 16 zone in cui è divisa la parrocchia. Alla fine di questo complesso lavoro di verifica il 24 novembre si è tenuta qui in Ipirà l’Assemblea parrocchiale. Anche qui attraverso i lavori nei gruppi in modo democratico sono state scelte le priorità per il prossimo anno su 4 ambiti: problemi sociali, giovani, famiglie, vita delle comunità.

Momento celebrativo iniziale con la presentazione delle 16 regioni nelle quali sono inserite le 86 comunità.

Alcuni dei partecipanti, quasi esclusivamente donne.

Immancabile allestimento: ogni candela rappresenta una regione della parrocchia.

I partecipanti all'Assemblea.

Un gruppo di questi enormi e bellissimi bruchi ha partecipato all'Assemblea divorando letteralmente le foglie di una pianta lì vicino.

Questo modo di procedere è altamente significativo. Al di là della scarsezza di strumenti (molte di queste persone sono analfabeti o quasi) si respira un clima di vera partecipazione e corresponsabilità che viene valorizzata dalla dinamica democratica. Non si avverte la sensazione che sia inutile incontrarsi, anzi! Nonostante le difficoltà di vario genere c’è la convinzione che si stia costruendo un cammino comune, del quale tutti si è allo stesso modo responsabili.

Un altro aspetto che merita di essere sottolineato è che attraverso queste scelte la parrocchia è di fatto in mano alle donne, essendo esse la stragrande maggioranze nelle assemblee. Questo è molto positivo perché è prima di tutto aderente alla realtà: le comunità sono sostenute dalle donne, quindi è giusto che siano soprattutto loro ad avere la possibilità di decidere le cose che riguardano la vita delle comunità. Questo senza che vi sia un clima di rivendicazione o di tensione; tutto completamente tranquillo.

Inoltre occorre rimarcare che il vero risulstato di questi cammini non è il documento che viene prodotto, ma la fittissima rete di relazioni che tutto questo tempo passato insieme attorno ad un unico cammino crea e intensifica. In questo senso questo metodo di lavoro costruisce consenso attorno ad alcune scelte, ma più profondamente crea comunità e senso di appartenenza.

Questa fiducia nell’azione dello Spirito nei semplici credenti è una delle cose che a in Italia si potrebbe imparare… volendo…

domma

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Pubblicato in Varie | 17 commenti

17 Risposte

  1. su 9 dicembre 2009 a 12:01 Cugio

    Per questo chi lavora come missionario in Brasile sperimentando questo clima democratico, fa molta fatica a ritornare in Italia in una Chiesa estremamente autoritaria. Quindi, per piacere, lasciatici qua!


  2. su 10 dicembre 2009 a 18:36 don Paolo

    Mi chiedo se sia corretto chiamare questo modo di procedere “democratico”; a me pare -semplicemente- ECCLESIALE! Se siamo comunità incaricata dell’annuncio del Vangelo (mentre lo viviamo anche) non ci sono alternative alla CORRESPONSABILITA’ ed al DISCERNIMENTO COMUNITARIO… di cui sia il NT che la Chiesa antica sono e restano maestri (inascoltati). Se ci lasciamo ‘fregare’ dall’uso di una terminologia ideologica finiamo fuori strada MOLTO di più di quanto già siamo esperti a fare.


  3. su 10 dicembre 2009 a 19:54 Cugio

    Il problema é che in Italia quello che tu chiami modo ecclesiale non é vissuto, perché tutto dipende dall’autoritá (Papa, Vescovo, prete) e i laici, anche nei consigli pastorali, al massimo vengono consultati. Se questa é democrazia – ecclesiale io sono babbo natale!


  4. su 11 dicembre 2009 a 15:28 don Paolo

    tu puoi essere chi ti pare… ma se continuiamo a chiamare le cose NON col loro nome non andremo certo più avanti.
    Se c’è una cosa a questo mondo che è grande problema -anche teoretico!- è proprio la democrazia… quella che i vs. non-amici pretendono di ‘esportare’ nel mondo a suon di guerre.
    Il vero problema ecclesiale non è la ‘democrazia’ ma la RESPONSABILITA’!!! Tanto di più quella di chi è più in alto, ma a cui NESSUNO degli altri chiede MAI CONTO.
    Tutti sempre pronti agli incensi ed ai salamelecchi…


  5. su 11 dicembre 2009 a 17:04 Anonimo

    Secondo me la responsabilitá centra fino a mezzogiorno. Il problema é da che prospettiva si guardano le cose. Dipende che cosa intendiamo per Chiesa, e da che angolatura la guardiamo. Se la guardiamo dall’alto verso il basso, allora hai ragione: é un problema di responsabilitá. Se la guardiamo dal basso verso l’alto allora le responsabilitá spariscono, perché ci rimangono le persone con le loro storie, poco teoriche ma molto concrete, che il Vangelo non lo studiano, ma lo vivon o nella comunitá. E a questa gente, che é quella che incontriamo nelle comunitá di base, di quello che dicono e fanno lassú non gliene frega molto, non perché sono critici, ma per il semplice fatto che hanno imparato a vivere la Chiesa in questo modo.
    Posso capire che dall’Italia é difficile capire queste cose semplici e forse possono sembrare un pó scandalose, ma le piccole comunitá di base non sono il risultato di una teoria ecclesiologica, ma semplicemte il risultato del Vangelo vissuto in un determinato contesto storico. Tu e qualcun altro lo potrete chiamare relativismo, noi la chiamiamo vita.


  6. su 11 dicembre 2009 a 18:21 Cugio

    L’anonimo sono io.


  7. su 13 dicembre 2009 a 16:27 giovanna

    So di essere a conoscenza di poche cose ma io crredo che lo Spirito Santo sia presente in ogni uomo in ogni parte del mondo, proprio per questo ogni uomo è una grande speranza . Io credo che ognuno di noi possa nel suo piccolo, se lo vuole veramente, cambiare le cose. Io credo che Gesù sia stato un grande “rivoluzionario” portanto a suo tempo (e ancora oggi) grande sconpiglio tra i capi della sinagoga e tra chi governava. Non dobbiamo avere paura di dare voce a ciò che crediamo veramente. La storia della chiesa è piena di errori, ma anche di figure importanti che hanno provato con la loro vita a dare un “smossa” con scelte importanti, ed un esempio per tutti è stato S. Francesco d’Assisi. Carissimi vivere una chiesa a contatto con l’essenziale , il semplice, è possibile anche in Italia. Quando ritornerete qua nulla vi vieterà di dare parola alle vostre comunità, di interpellare più volte un consiglio pastorale e di accettare ciò che vi verrà proposto!! Nulla vi vieterà di trasmettere e di vivere ciò che li avete vissuto. Una cosa importante noi qui dobbiamo fare non solo feste di saluti, ma mantenere i contatti con voi durante la vostra permanenza in queste terre, e esservi vicini anche quando tornerete perchè ci sia veramnte questo dono della condivisione di chiese. La mia proposta è che ogni comunità adotti un missionario e trovi il modo di rendere vivo questo contatto, (ovviamente il missionario deve essere d’accordo).


  8. su 15 dicembre 2009 a 13:01 franca

    Ciao Domma, leggere le tue “rubriche” è ormai diventato un piacevole appuntamento per cervelli pensanti e cuori pulsanti!!!
    Qui freddo come da programma e il Natale avanza con tutte le sue solite incongruenze…
    Buone feste a te e alla tua comunità! Franca


  9. su 17 dicembre 2009 a 16:49 Erivaldo Gomes

    A caminhada da diocese de Ruy Barbosa é para a Igreja um convite a ouvir a voz do Espírito que fala através das pessoas simples das Comuniudades Eclesiais de Base, surgidas nas décadas de 50-60 por impulso do Vat II e da Teologia da Libertação. Para Zé Martins, “as CEBs são um nível eclesial fundamental onde os batizados vivem sua fé de modo comunitário, profético e missionário numa opção preferêncial pelos pobres denunciando o projeto social existente e animando a todos para a construção de uma sociedade orientada pela utopia do Reino de Deus”, esta experiencia é valorizada pelos agentes de pastoral que atuam na diocese e tem grande apoio do bispo Dom André de Witte, que por sua grandeza, humildade e sabedoria, acompanha as comunidades como como pai, mestre, educador, orientador, consolador, amigo e conselheiro. Numa palavra: Pastor. A ele e a Dom Matias, seu antecessor, que fez um lindo trabalho, o nosso muito obrigado por terem acreditado no potencial de nossas comunidades.
    Padre Mário, que esta sua experiencia aqui no brasil, na bahia, no sertão, seja de fato uma experiência forte de Deus, e de fato está sendo, não temos muito a oferecer, mas o pouco que temos é essencial!

    Bem vindo ao Brasil, a diocese de Ruy Barbosa te acolhe dew braços abertos……


  10. su 19 dicembre 2009 a 20:35 Paolo Z

    VORREI SEMPLICEMENTE FARE GLI AUGURI DI UN SANTO NATALE A TUTTI I LETTORI DEL BLOG DI DOMMA.Bè, CERTO…ANCHE A TE DON NATURALMENTE, VI LEGGO SEMPRE ANCHE SE NON COMMENTO MAI…VEDREMO NEL PROSSIMO ANNO…
    POSSO PERMETTERMI DI SUGGERIRVI LA LETTURA DI UN PICCOLO, MERAVIGLIOSO, LIBRO?
    “IN NOME DELLA MADRE” DI ERRI DE LUCA
    UNA STRAORDINARIA STORIA D’AMORE, QUELLA TRA MIRIàM E IOSEF (MARIA E GIUSEPPE NATURALMENTE) .
    DE LUCA CI RACCONTA LA VICENDA DELLA NATIVITà IN UN MODO ASSOLUTAMENTE POETICO…SARà IL MIO MODO DI AUGURARE A TUTTI BUON NATALE!

    PAOLO Z


  11. su 20 dicembre 2009 a 15:03 artemio- il punzecchiatore

    Non voglio entrare nella discussione se i vertici della Chiesa sono troppo autoritari o meno , sicuramente credo che in questi ultimi anni si sia dato anche qui da noi molto spazio ai laici, anche se secondo me devono esistere delle figure guida (Papa, Vescovi,Preti) . Devono poi loro a loro volta a coinvolgere ed ascoltare anche nelle decisioni i laici.Poi sappiamo benissimo che anche nella Chiesa le cose funzionano spesso come in politica , quando si arriva allo”scranno” è difficile lasciarlo, anche se ci sono a volte molti meno interessi da difendere. Ma anche i preti i vescovi e cardinali perchè sono persone umane sbagliano anche loro. Una cosa che don Fortunato ci ha detto all’inizio del suo mandato , a noi del consiglio pastorale , è che qualsiasi decisione che il consiglio avesse preso anche se non in linea col suo pensiero , sarebbe stata la decisione che avremmo preso. Di fatto credo che non succederà mai una cosa del genere ( almeno credo e se non va fuori di senno) ma non perchè riteniamo vincolante il pensiero del don , ma perchè è una figura di riferimento, una guida , che dall’alto della sua esperienza ci può consigliare ed indirizzare , certo naturalmente ascoltando e valorizzando noi laici . E tu sai benissimo Domma come funzionano le cose qua da noi , tu ci hai ascoltato , ci hai valorizzato , ma anche tu hai spinto di più per quelle cose che ritenevi più importanti non “interessanti” .Ma per questo non credo che tu abbia abusato del tuo potere, anzi , hai solo voluto indirizzare una comunità in base a quello che secondo te in quel momento eravamo e secondo di quello che avevamo bisogno,confrontandoti con tanti di noi , ma alla fine la tua parola ha messo come un sigillo finale alle decisioni.
    C’è ancora tanto cammino da fare per arrivare ad una più piena corresponsabilità, ma ritengo che certe figure di riferimento no debbano venire meno.
    Auguro a tutti un Santo e sereno Natale, ciao Artemio – il Punzecchiatore.


  12. su 20 dicembre 2009 a 17:23 GUIDO

    Concordo pienamente con Artemio per quanto riguarda l ‘importanza di una figura di riferimento ( prete) e devo dire che noi di Sesso siamo veramente fortunati ad avere don Fortunato ( l’ omelia di oggi mi ha profondamente colpito ).

    Auguro a tutti Buon Natale!!


  13. su 22 dicembre 2009 a 08:25 Paolo Z

    …e se il parroco ha 30 anni e il parrocchiano 70 da quale “alto” dell’esperienza si parte? quella del prete o quella del laico?
    nello spazio degli ultimi due anni ho sentito due preti dire che le comunità devono imparare ad essere meno “pretidipendenti” uno poco più che quarantenne e uno poco meno che settantenne…
    la chiesa ha bisogno di tutti, ma proprio di tutti !
    ammettiamo che sia una piramide. se manca una più che solida base…dove cavolo l’appoggiamo la punta!
    scusate per il disturbo…buone feste

    paolo z


  14. su 24 dicembre 2009 a 12:04 domma

    Da alcuni commenti sembra quasi che la dimensione “democratica” della chiesa comporti l’annullamento delle figure di riferimento e di autorità. A me pare invece che il nostro vescovo dom André, e i parroci che lavorano qui, nella misura in cui rispettano questa impostazione quadagnino in autorevolezza.


  15. su 24 dicembre 2009 a 14:12 Cugio

    Io propongo don Mario Gazzotti vescovo subito.


  16. su 27 dicembre 2009 a 21:28 Arte-Il Punzecchiatore

    Augurare a don Mario di diventare vescovo è uno dei “dispetti “più grossi che gli si possa fare .
    Almeno che non sia cambiato così tanto a stare in Brasile …..

    ciao Artemio


  17. su 2 gennaio 2010 a 08:11 domma

    Cari amici, vedo con rammarico che questo argomento ha scatenato diversi commenti dai toni un po’ violenti. Pur convinto della libertà di espressione non credo che questi ci aiutino, o almeno non è questo il genere di discussione che io auspico. Mi spiace ma chiudo la possibilità di aggiungere commenti a questo argomento.



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